Caduta dei capelli, capire e riconoscerla.

Ogni capello vive un ciclo di vita che lo porta a nascere, crescere e cadere. In mancanza di particolari patologie o anomalia, dopo la caduta di un capello un altro prende il suo posto. Questo fenomeno può verificarsi lungo tutta la vita dell’individuo.

È del tutto fisiologico, quindi, che ogni essere umano perda dei capelli ogni giorno. Il numero di capelli persi ogni giorno varia fisiologicamente da 30 a 100. Ricordiamo che, in media, su un cuoio capelluto sano vi sono tra i 100 mila e i 200 mila capelli.

Il fatto, però, che in alcuni casi non cresca un nuovo capello dopo la caduta o che il capello nuovo abbia un calibro inferiore rispetto al precedente, rappresenta un campanello d’allarme.

In questo caso, sarà opportuno rivolgersi immediatamente a un dermatologo specializzato nella cura e nella salute del cuoio capelluto, il tricologo.

 

Il ciclo di vita del capello

Il ciclo di vita del capello riconosce tre fasi principali:

  • Fase anagen: è la fase di crescita che dura tra i tre e i cinque anni. Nelle donne dura a volte fino a sette anni. Ogni capello cresce di circa 1-1,5 cm ogni mese ed è questo il motivo per cui alcune donne hanno i capelli molto lunghi. In assenza di patologie, almeno l’82% dei capelli si trova in questa fase.
  • Fase catagen: si tratta della fase di riposo del follicolo pilifero che dura circa due settimane. Le cellule smettono di riprodursi e il capello non cade ma interrompe la sua crescita. Solo l’1% dei capelli si trova in questa fase del ciclo di vita.
  • Fase telogen: tutte le attività del capello si interrompono. In un periodo di tempo di massimo 4 mesi si verifica la caduta. Il 10-18% dei capelli si trova in questa fase.

La nascita del nuovo capello nella sede pilifera si verifica, se il cuoio capelluto è sano, nel giro di 3 mesi. La fase di attesa, in cui il capello è nato ma non è ancora visibile sul cuoio capelluto, è definita metanagen.

Non sempre i capelli caduti sono sostituiti da nuovi capelli, oppure i nuovi capelli sono più sottili e hanno un calibro inferiore. Si parla in questo caso di una forme di calvizie o di alopecia.

 

Caduta di capelli stagionale

Durante la primavera e l’autunno può accadere che la caduta dei capelli aumenti. Tale processo è dovuto a un legame ancestrale dell’uomo con gli altri mammiferi che presentano pelo, cioè la muta.

Ciò avviene poiché alcuni ormoni, stimolati dalla luce, danno vita a un processo sincronizzato di caduta dei capelli. Tuttavia, questo fenomeno non deve destare preoccupazioni in quanto è del tutto fisiologico.

 

Stress e capelli

Situazioni di forte stress emotivo, soprattutto se protratte nel tempo, possono provocare un sostanziale aumento della caduta di capelli.

Sarà sufficiente intervenire sulle cause del fenomeno per riportare alla normalità la condizione del cuoio capelluto.

 

Dovuta all’assunzione di farmaci

È stato dimostrato che alcuni farmaci, in particolare alcuni antibiotici e antidepressivi, possono portare molti follicoli piliferi a una prematura fase telogen.

Solitamente, è sufficiente interrompere l’assunzione del farmaco perché la situazione torni alla normalità. Si consiglia, inoltre, di rinforzare il cuoio capelluto e i capelli con prodotti nutrienti.

 

Alopecia

Con il termine alopecia indichiamo una diminuzione della quantità dei capelli, della loro qualità (in termini di diametro e di colore) o la loro totale scomparsa.

Tra le forme di alopecia più diffuse ricordiamo:

  • Alopecia androgenetica (o calvizie comune), che interessa i capelli della zona frontale e della parte superiore dello scalpo;
  • Alopecia areata, che si presenta con la formazione di chiazze glabre che possono presentarsi ovunque sul cuoio capelluto;
  • Alopecia totale, l’evoluzione dell’areata a tutto lo scalpo;
  • Alopecia universale, quando la caduta interessa i peli di tutto il corpo;
  • Telogen Effluvium, rappresentato da un aumento notevole del numero di capelli che cadono da ogni zona del cuoio capelluto.

Telogen Effluvium

Abbiamo già analizzato in precedenza quali siano le fasi del ciclo di vita dei capelli e quanto queste debbano durare mediamente.

Qualora la percentuale dei capelli in fase telogen sia superiore alla media, si parla di Telogen Effluvium.

Questo fenomeno è generalmente scatenato da forti situazioni di stress (lavoro, malattie debilitanti, responsabilità, stati depressivi, ansia), da disfunzioni della tiroide o da diete non ricche ed equilibrate.

 

Alopecia areata

L’alopecia areata si mostra con la presenza di aree circoscritte completamente glabre (aree celsi) localizzate nella zona del cuoio capelluto o della barba.

I capelli che circondano la zona interessata dalla caduta appaiono in condizioni del tutto normali, mentre le chiazze sono in alcuni casi caratterizzate da arrossamenti e prurito.

Gli esperti non sono riusciti a identificare le cause scatenanti della malattia, sebbene si pensi a una componente autoimmunitaria.

Si tratta di una condizione in alcuni casi reversibile, in altri invece impossibile da risolvere. Qualora la caduta si estenda fino a interessare l’intero cuoio capelluto, parliamo di alopecia totale, mentre con alopecia universale intendiamo una caduta che interessi tutti i peli del corpo, tra cui quelli del cuoio capelluto, ciglia, sopracciglia, peli pubici, delle gambe e delle braccia, ecc.

 

Alopecia androgenetica (calvizie comune)

L’alopecia androgenetica è nota con il nome di calvizie comune data la sua incidenza nella popolazione di tutto il mondo. Affligge, infatti, circa l’80% degli uomini e più del 50% delle donne.

È causata dalla presenza di diidrotestosterone (DHT), un ormone dannoso per il follicolo pilifero. Questo agisce accorciando la fase anagen del ciclo di vita del capello e causando una miniaturizzazione del follicolo. Questo processo porta il follicolo a produrre capelli sempre più sottili e deboli. Infine, il DHT porta il follicolo a una totale atrofia (cessazione di ogni attività produttiva).

Il DHT è prodotto della sintetizzazione del testosterone ad opera dell’enzima 5-alfa-reduttasi di tipo 2.

Sebbene si pensi, erroneamente, che il testosterone sia un ormone esclusivamente maschile prodotto dai testicoli, in realtà anche le ovaie e il corticosurrene, nelle donne, producono ormoni androgeni che possono causare la caduta dei capelli.

Sembra che anche il sistema immunitario contribuisca alla caduta dei capelli in quanto, una volta iniziata l’azione del DHT, è lo stesso organismo ad attaccare i follicoli ostacolando la produzione del nuovo capello.

Tutto ciò avviene solo se vi è una particolare predisposizione genetica da parte dell’individuo. Gli studiosi non sono ancora riusciti a identificare con precisione la combinazione genetica responsabile della calvizie, tuttavia sembra che la chiave risieda nel cromosoma X. Molto spesso, quindi, è sufficiente osservare la condizione pilifera del nonno materno per comprendere quale sarà la possibile evoluzione della calvizie. Recentemente, è stato dimostrato che anche da parte di padre vi siano delle particolari condizioni genetiche che portino l’organismo a sviluppare una caduta dei capelli e una scorretta attività dei follicoli piliferi.

La calvizie comune, negli uomini, può manifestarsi anche precocemente, tra i 18 e i 20 anni. Tuttavia, il picco avviene generalmente tra i 20 e i 30 e la caduta progredisce fino ai 50.

La scala Norwood è lo strumento ufficialmente riconosciuto dagli esperti per indicare il grado di evoluzione della calvizie maschile.

Nelle donne si manifesta raramente tra i 16 e i 20 anni ma è più comune in età menopausale.

Ci si serve della scala Ludwig per identificare la gravità della calvizie femminile.

 

Gli esami del capello

Nel momento in cui ci si trova di fronte a una caduta anomala, come già affermato, è opportuno rivolgersi immediatamente al tricologo.

Tra gli esami utilizzati dagli esperti per comprendere quale sia la condizione che si ha di fronte e poter poi definire una terapia efficace ricordiamo:

  • Tricogramma: osservazione microscopica dei capelli prelevati in zone diverse dello scalpo.
  • Fototricogramma: si eseguono fotografie macro di alcune aree del cuoio capelluto dopo aver tagliato i capelli a circa 2 mm. Si eseguono altre fotografie a intervalli di tempo regolari per osservare la crescita dei capelli.
  • Pull-test: consiste nella conta dei capelli che cadono ogni giorno. Si esegue in combinazione con il tricogramma per comprendere quali siano le percentuali di capelli in fase anagen e in fase telogen.
  • Esami ematologici (esami del sangue): per escludere la presenza di stati patologici dell’organismo.
  • Dosaggi ormonali: eseguiti soprattutto se il paziente è una donna.
  • Mineralogramma: essenziale per conoscere le quantità di minerali presenti nell’organismo.
  • Sebometria: utile per misurare la secrezione di sebo del cuoio capelluto;

 

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